MeditazioneQi Gong

Taoismo e Immortalità

L’altro giorno mi recavo dal dentista. Attività non particolarmente gradevole di per se, e ancora di più in questi tempi difficili. Mentre scrivo, infatti, siamo nel pieno dell’emergenza Coronavirus Covid-19, nel mese di marzo 2020. 

Le strade delle città sono semi deserte e gli annunci di contagi, morti e quarantene ci affliggono giornalmente. Un giorno forse sapremo meglio come e dove tutto questo ha avuto inizio, certamente al momento presente non possiamo fare altro che navigare a vista.

Purtroppo patendo anche le paure per noi stessi e per le persone a cui vogliamo bene.

Essendo padre di una splendida bimba che compirà quest’anno otto anni, la preoccupazione di morire prematuramente lasciandola orfana è un pensiero che mi è venuto. Come immagino sia capitato almeno una volta a qualunque genitore non solo in questo periodo. Di questi tempi, ovviamente, tali pensieri e preoccupazioni sono maggiormente giustificati. Cerchiamo di tenere i nostri figli e i nostri cari al sicuro, ma sappiamo di essere tutti esposti a rischi di varia natura, anche in prima persona.

In questo post mi piacerebbe riuscire a esorcizzare un pochino, se possibile, la paura della morte che, consciamente o meno, molti di noi certamente provano.

Ho chiesto ad alcuni amici di leggere la prima versione di questo articolo e mi è stato fatto notare che forse, in un momento come quello attuale, un post che parla della morte – sebbene nei termini che leggerete – fosse probabilmente meno indicato di un post che invece celebrasse la vita, i buoni sentimenti (che torniamo per fortuna a vedere più di frequente nel genere umano). Ero totalmente d’accordo, ma anche convinto che fosse utile parlare della morte. Molte persone e amici ne sono terrorizzati e quindi forse l’istinto di parlarne è giusto. 

Con il massimo rispetto per le paure di tutti e per tutti coloro che hanno perso i loro cari, ho deciso di scrivere questo “post” nella speranza possa tornare utile suggerendo un punto di vista alternativo e forse inaspettato, rispetto a uno dei quesiti “principe” del genere umano. Cosa ci aspetta dopo la morte, cosa ci succederà?

Come ho detto con il massimo rispetto per chi ha subito una perdita recente o passata, e verso l’eventuale credo religioso di ciascuno, dal punto di vista taoista la morte, semplicemente, non esiste.

Così come, del resto, non esiste nemmeno la nascita. Noi esistiamo da sempre.

Cerchiamo quindi di ampliare un po’ il concetto per trasformare questa affermazione in un ragionamento un minimo più articolato.

Corpo e spirito

E’ pensiero comune – quale che sia il nostro credo religioso, se ne abbiamo uno – che dopo la morte del corpo fisico il nostro spirito, la nostra anima, gli sopravviverà andando altrove. Ciò rappresenta una prima importante consolazione per chiunque, tranne probabilmente per chi è convinto che una volta terminata la nostra vita terrena, cesseremo semplicemente di esistere. E forse non abbastanza anche per chi – semplicemente – non contempla di interrompere prematuramente questa esperienza.

Il fatto che il nostro corpo fisico sia soggetto a deperimento e, infine, alla morte è indubbio. Che lo spirito sia immortale, invece, ci piace pensarlo e ci aiuta a sopportare meglio il dolore della morte di persone care, oltre alla preoccupazione per noi stessi in momenti di malattia o pericolo.

Qualche accenno alla cosmologia taoista

Il pensiero taoista approfondisce questi argomenti con tutta una serie di considerazioni legate alla cosmologia. Si tratta di argomenti a tratti complessi, ma che possiamo provare a sfiorare in questo testo.

Il pensiero taoista suggerisce che noi individui siamo parte del Tao. Il concetto stesso di Tao è inafferrabile e quindi questo discorso risulterà, per certi versi, un po’ misticheggiante ed esoterico. Ma forse nemmeno poi troppo.

Come suggeriva Lao Tzu, quando tentiamo di definire il Tao, questi è già mutato, diventa irraggiungibile. Rimane il grande mistero.

Il taoista, del resto, è convinto che tutto provenga dal Tao e che tutto tornerà al Tao.

Noi siamo il Tao. Siamo parte del tutto.

Un giorno il Tao ha deciso di sperimentare la materia. E per farlo, ha cristallizzato una parte di se polarizzandosi nella razza umana, qui e ora. Noi siamo una manifestazione materiale del Tao. Ma esistiamo da sempre.

Abbiamo dato un impulso alla nostra energia originaria affinché si polarizzasse nel corpo. Ed eccoci qui, con un corpo fisico che ci permette di muoverci e interagire con la realtà “materiale” e “fisica” propria del nostro piano di esistenza, che ben conosciamo.

Ma anche se siamo qui e ora,  manteniamo dentro di noi una profonda connessione con il Tao (con l’origine, se vogliamo). Perché è da li che proveniamo, ed è li che a un certo punto torneremo.

Il pensiero taoista ci suggerisce proprio questo: per tutta una serie di ragioni (alcune che possiamo immaginare facilmente, altre più imperscrutabili) abbiamo sentito il bisogno di sperimentare il corpo. Ci si potrebbe chiedere perché – provenendo da uno stato ideale di perfetto equilibrio – abbiamo deciso di sperimentare la polarità. Una polarità caratterizzata da forze spesso difficili da controllare (a questo proposito potreste trovare utile leggere questo altro post dal titolo “Yin, Yang e Yuan).

Durante il tempo che ci è concesso e che ci siamo concessi qui, questa esperienza della materia in quello che viene chiamato il “cielo posteriore” aggiunge conoscenza al nostro essere. Una conoscenza che porteremo indietro con noi quando sarà arrivato il momento di tornare nel “cielo anteriore”. Insomma, siamo qui per imparare.

Mente collettiva, mente individuale

Probabilmente ci chiederemo comunque quale sia il senso ultimo di tutto ciò.

Se proviamo a pensare per un attimo al Tao come a un essere senziente, possiamo appunto supporre che voglia imparare, migliorarsi e mantenere – anche nella polarità del nostro universo – il perfetto equilibrio che già conosce. Possiamo supporre che voglia acquisire esperienza e conoscenza.

E quindi che desideri sperimentare anche tutte le gioie e i dolori rappresentati da un corpo fisico che si muove e interagisce con la materia sul pianeta terra. Almeno nel caso di noi umani.

L’essere umano, infatti, ha una sua precisa individualità. Ma si tratta di una individualità frutto della polarizzazione del nostro spirito originario. Non dimentichiamoci che questo spirito originario è un tutt’uno con il Tao, forse è proprio il Tao stesso.

E lo spirito originario dei nostri figli e delle persone con cui interagiamo, per esempio, è anch’esso un tutt’uno con il Tao. E’ un pezzo del Tao.

Ne consegue che finché operiamo qui in questo piano fisico, manteniamo una nostra individualità. Più o meno connessa con gli altri nostri simili (più la polarità è estrema più sarà difficile, più la polarità si avvicina all’equilibrio, più sarà facile).

Ma quando abbandoneremo questo piano per tornare all’origine, perderemo questa individualità. Nel senso che l’esperienza acquisita tornerà al Tao, semplicemente arricchendone la coscienza.

Noi torneremo al Tao, perché noi siamo il Tao. La nostra immortalità deriva da questo.

Non si nasce e non si muore, semplicemente perché esistiamo da sempre e sempre esisteremo. La morte, quindi, di fatto non esiste.

Esiste la morte del corpo fisico, certo. E per noi che rimaniamo in questo piano rappresenta una perdita dolorosa. Sapere che i nostri cari continuano ad esistere altrove e che un giorno ci riconnetteremo a loro ci consola forse un po’, ma di solito non abbastanza.

Questo crea una separazione ulteriore tra il qui e l’altrove (e conseguentemente anche tra il qui e la nostra origine nel cielo anteriore). Per questo è importante non pensare ai nostri cari come a qualcuno che non c’è più (o a noi stessi come qualcosa di sconnesso dall’origine), ma come a qualcuno che è semplicemente andato altrove.

Con la meditazione, spesso, varchiamo questi spazi e torniamo a “sbirciare” verso il cielo anteriore, verso l’origine. E ci accorgiamo di come la polarità a cui siamo abituati sia fantastica, ma per alcuni aspetti limitata. Ci accorgiamo di come il nostro spirito faccia parte di qualcosa di più grande a cui possiamo accedere in qualunque momento anche da qui. 

Questi argomenti, del resto, sono difficili da trattare per iscritto e in poco tempo. Spero quindi di essere comunque riuscito nel mio intento di suggerirvi un punto di vista alternativo o, al limite complementare. 

Mi fermo quindi qui, con un augurio a voi e ai vostri cari affinché questo esperimento della materia e del corpo fisico possa continuare a lungo! E che l’amore che l’essere umano è capace di provare (e che questi tempi difficili ci stanno dimostrando essere notevole) sia il propellente e il nutrimento migliore per il nostro spirito originario.

Che continua a sorriderci dal cielo anteriore, così apparentemente lontano, ma in realtà molto vicino.

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