L’improvvisa rottura del mio aneurisma cerebrale

(Sentire con il cuore rispetto al controllare attraverso l’intelletto)

Il lettore troverà probabilmente un po’ singolare il titolo che ho dato a questo breve articolo. Episodi come ictus e rotture di aneurismi fanno infatti parte, senza dubbio, di quelle insidiose e pericolose patologie che ‘capitano’ improvvisamente.

É per questa ragione che spaventano tanto, arrivano senza preavviso e possono essere fatali.

Lo scorso 30 settembre ho sperimentato anche io questa brutta esperienza, ho subito la rottura di un aneurisma cerebrale e sono finito in terapia intensiva. Mi hanno operato tre volte e dopo un mese di ospedale sono risultato finalmente fuori pericolo. Mi hanno salvato la vita credo proprio per un pelo.

Come molti di voi sanno bene, ho le mie precise convinzioni in merito alla vita e alla morte. Sono persuaso che scegliamo noi tutti gli eventi significativi della nostra vita; lo facciamo per portare a termine precise esperienze e per modificare e/o affrontarne altre che sappiamo ci torneranno utili. Nel mio caso credo di aver scelto anche questa difficile esperienza, così come ho pianificato e/o attuato le esperienze più significative di tutta la mia esistenza.

Ma non voglio in questo testo insistere su questi argomenti e considerazioni; preferisco raccontarvi un po’ la mia esperienza e come abbia causato in me un turbinio di emozioni e sensazioni.

Per un uomo ancora giovane, un ex artista marziale e certamente una persona che, come tante, ha sempre avuto il controllo di se stesso e l’indipendenza (insieme a un po’ di quel “senso di onnipotenza” tipico di quando si è più giovani) ritrovarsi in una situazione analoga porta necessariamente a interrogarsi, riflettere e a porsi alcune ulteriori domande.

Io non temo la morte da tanti anni, semplicemente perché sono persuaso che la morte non esista, che il nostro sia un flusso continuo di coscienza immortale che fluttua contemporaneamente in più dimensioni.

La nostra vita, quella terrena, è solo una delle tante in cui stiamo facendo esperienza.

Ma in questo breve articolo non voglio dilungarmi su questo, preferendo invece raccontarvi un po’ la mia esperienza partendo da una precisazione: io non temo la morte, ma certamente non ho alcuna fretta di morire.

Ho ancora tanto da fare e ho una splendida figlia e una splendida moglie con le quali, appunto, ho in programma tante altre esperienze. Sarebbe stato troppo presto e, francamente, non avrei potuto tollerarlo.

Al di là di quanto altro sono sicuro mi si svelerà strada facendo, mi piacerebbe sottolineare come possa mutare significativamente l’ascoltare emotivamente un evento, rispetto all’ascoltarlo e valutarlo intellettualmente.

Io sono sempre stato un “mistico con i piedi ben piantati per terra”. Niente fronzoli new age e nessuna aspirazione evolutiva di quei generi. Questa modalità era favorita dal mio ego e da alcuni aspetti narcisistici che, tutto sommato, mi hanno  forse aiutato, paradossalmente, a essere un insegnante migliore. Nel contempo, però, mi ha anche un po’ menomato nella mia pratica personale e nel mio rapporto con i miei amici studenti.

Nei tanti anni di pratica (oggi ho quasi 56 anni) ho imparato che il nostro Spirito Originario (quello che chiamiamo Yuan Shen) comunica con la sua parte polarizzata in Yin e Yang (il noi che conosciamo, polarizzatosi nel nostro corpo e nel nostro “qui ed ora”) comunica attraverso le emozioni.

L’idea diffusa che sia necessario “controllare”, “riequilibrare” o peggio “trasformare” le emozioni non è solo fuorviante, ma spesso addirittura delirante.

Dobbiamo imparare a riconoscere le emozioni, insieme ai messaggi che ci veicolano. Cominceremo a (ri)scoprire chi siamo davvero e dove presumibilmente il nostro spirito sta cercando di indirizzarci. L’attività analitica, la capacità di ragionare vanno benissimo, ma l’immediatezza del contenuto racchiuso all’interno di un’emozione, quando impariamo a lasciarla fluire sarà molto istruttiva e molto profonda.

L’altro giorno, il mio compagno di stanza (adesso sono da un mese in una struttura riabilitativa dove sto recuperando i quasi 20kg di muscoli persi, identificando tutte quelle bizzarrie neurologiche causate dal mio ematoma che sta ancora riassorbendosi) ha esordito alla fine di una chiacchierata dicendo “Basta, è meglio che smetta di parlare altrimenti comincio a piangere. Quale uomo di 58 anni può mettersi a piangere alla sua età?”.

Io gli ho risposto che un uomo che piange, anche a 58 anni mi pare invece incoraggiante. Io ho pianto spesso in questi giorni, la prima volta, quando mi hanno raccontato cosa mi era successo, ho subito pensato alla sofferenza e al terrore di mia figlia tredicenne e di mia moglie, oltre che dei numerosi amici che mi hanno a cuore da sempre.

Ma non solo, mi sono trovato spesso a percepire una maggiore empatia nei confronti delle persone, degli estranei. A commuovermi di fronte alla gentilezza del personale, dei medici, degli infermieri. A sperimentare una minore impazienza e intolleranza verso chi è così distante e diverso (quando a volte non addirittura incompatibile su tutta la linea) con me.

Le poche volte in cui son riuscito a calarmi un po’ in meditazione (ho avuto molte difficoltà in tal senso a causa dell’enorme stanchezza che mi ha afflitto per due mesi e che sta solo ora piano piano lasciandomi più vitalità e capacità di dirigere il mio ascolto dove più desidero) mi sono accorto che l’“ascolto dell’altro” era più sviluppato rispetto a prima.

Forse quello che ho subito notato è stata questa migliore capacità di rapportarmi all’altro e di passare più facilmente “dal cuore” rispetto che dai processi di ragionamento e analisi tipici di un approccio più intellettuale e mentale.

Penso che anche alcuni aspetti maggiormente legati al corpo (come  il mantenimento e la gestione dell’equilibrio pressorio, per esempio) siano parte del “pacchetto” di questa esperienza; strada facendo sono sicuro che ne diventerò sempre più consapevole.

Ho pensato di sfruttare questo breve articolo per aggiornarvi su di me e per introdurre alcune brevi riflessioni su argomenti che più invecchio, più mi paiono significativi. Oggi è il 30 novembre 2025 e spero di essere vicino alla dimissione, seppur consapevole che il mio periodo di recupero richiederà ancora del tempo.

Arrivederci presto su queste pagine e, certamente al più tardi entro gennaio, online per la ripresa delle serate di pratica.

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