Molti lettori del mio blog e molti dei miei compagni di pratica sanno cosa mi è capitato lo scorso settembre 2025.
Ho subito una pericolosa emorragia cerebrale che, per un soffio, non mi ha costretto a fermarmi dall’”altra parte”.
Se siete curiosi di leggere cosa scrissi dall’ospedale in quel periodo, lo trovate QUI.
Oggi mi piaceva l’idea di tornare su due argomenti che ritengo fondamentali: la paura di morire e l’importanza di seguire le proprie inclinazioni, le proprie passioni e i propri desideri.
Ho rischiato di morire fisicamente, ma non appena è stato possibile farlo, sono tornato a perseguire quello che ritengo essere il mio cammino preciso in questa vita.
In questi ultimi tempi (come l’altra sera dopo una cena un po’ pesante) mi capita spesso di scoprirmi un po’ preoccupato. È una sensazione strana perché, anche mentre sto scrivendo, non posso dire di essere realmente preoccupato.
L’altra sera, però, come dicevo, mi sono svegliato alle due del mattino con la sensazione di un forte peso sul petto. Nonostante fossi consapevole che probabilmente non avevo digerito bene, ho temuto il peggio.
Ho temuto un altro bel momento di divertimento… magari questa volta di tipo cardiaco. Quindi da una parte ridevo di me stesso dicendomi: “Mamma mia che razza di carretta sei diventato…” dall’altra cominciavo a sentire un po’ di ansia mentre cercavo di spostarmi fuori dalla camera da letto per non svegliare mia moglie e spaventarla.
Perché dico questo? Perché sarei disonesto se non ammettessi che oggi ho più paura di morire di quanta non ne avessi prima.
Non ho paura della morte fisica, né della morte “in generale”. Sò che non esiste alcuna morte e non provo quindi nessuna paura in tal senso.
Ho paura invece all’idea di attraversare nuovamente una situazione altamente invalidante, come quella già vissuta ma, ancora di più, mi terrorizza che una situazione del genere costringerebbe mia moglie e mia figlia a rivivere quei momenti terribili e patirne nuovamente le conseguenze.
Per il calcolo delle probabilità ciò non dovrebbe verificarsi ma chi può dirlo. Di sicuro non sono più l’artista marziale di un tempo. Nonostante sia ancora giovane, non ho più il fisico di una volta. E la cosa, ahimè, non mi turba però minimamente. Segno questo che, evidentemente, vi presto un po’ troppa poca attenzione.
Ma senza divagare, è indubbio che l’idea di passare attraverso un’esperienza uguale o simile, non mi alletterebbe per nulla.
Questo, dunque, genera in me un po’ di paura. E allo stesso tempo percepisco una certa urgenza in merito al desiderio di continuare quello che stavo facendo e quello che è previsto per me da sempre. Sento l’urgenza di completare alcune cose e di dedicarmi a quelle che ancora avevo solo iniziato a studiare e ipotizzare. Come mi è capitato di dire spesso, siamo noi a scegliere le nostre esperienze. Non ci capitano per caso.
Nonostante le enormi difficoltà legate alla lettura (non riesco più a leggere bene e anche scrivere un testo e rileggerlo è diventato molto difficile, costringendomi a dover richiedere aiuto tecnologico, oppure umano) mi sono subito dedicato al secondo volume della mia serie Vita, Karma e Immortalità (lo trovate qui), a riprendere le mie serate pubbliche di meditazione guidata e a lavorare a un nuovo progetto.
Certo, i miei ritmi sono molto diversi. Una cosa che prima facevo in 10 minuti ora me ne richiede 20. E a volte ho bisogno comunque di aiuto.
Però la spinta, il desiderio verso quello che voglio fare è persino più forte di prima. Inoltre, e questo è secondo me l’aspetto più significativo, mi pare tutto più chiaro.
Cosa voglio fare, come voglio farlo e perché.
Questo porta all’altro aspetto che volevo evidenziare in questo breve articolo.
È fondamentale seguire le proprie passioni.
Qualcuno (e l’ho fatto tante volte anche io in passato) potrebbe obbiettare che si devono fare anche i conti con la realtà contingente. Vero, ma non del tutto.
Se tu cerchi di perseguire i tuoi progetti, di assecondare le tue inclinazioni e i tuoi desideri, si creeranno delle condizioni ottimali (che tu stesso avrai contribuito a creare) che ti porteranno in quella direzione.
Questo non significa che non ti “scontrerai” con problematiche, ma che il solo fatto di andare nella direzione che è scritta per te, ti aiuterà a superare tali difficoltà.
A volte ci fissiamo su un’idea precisa di come dovrebbe essere il nostro futuro. Per esempio, per usare un’immagine in cui un po’ tutti potremmo identificarci, sperare di vincere alla lotteria in modo da avere tutto il denaro che ci potrebbe servire per fare quello che vogliamo e occuparci, senza troppe difficoltà, degli interessi personali e specifici cui facevo riferimento.
Eppure, non sempre siamo in grado di giudicare correttamente di cosa abbiamo realmente bisogno.
Magari quello che ci serve in quel momento non è vincere alla lotteria per avere abbastanza risorse per fare quello che vogliamo, ma iniziare a occuparci di quel progetto che avevamo in mente, con le risorse che abbiamo.
Potrebbe succedere che incontreremo una persona affascinata come noi da un certo contesto che si offrirà di finanziarci, oppure ci darà degli ulteriori strumenti che si riveleranno anche più utili.
Insomma, il punto è che non possiamo sapere quale sarà la forma definitiva e più indicata per perseguire ciò che desideriamo. Ma il fatto stesso di cercare di raggiungere tale obbiettivo, ci permetterà di mettere in moto tutta una serie di avvenimenti che ci porteranno nella direzione giusta.
Nel mio caso, quello che mi è accaduto negli ultimi anni e in particolare con l’ultimo evento di cui ho parlato, mi ha ricordato che il tempo che mi sono concesso potrebbe essere limitato (a scanso di equivoci, sperando di non essere smentito, sono persuaso che avrò ancora molto tempo davanti a me) e per questa ragione ho il dovere, verso me stesso in primis, ma anche verso gli altri, di fare quello che devo fare al meglio delle mie possibilità.
Quello che devo fare è scandito dalla consapevolezza cui accennavo prima. Assecondare ed essere disposto a riconoscere cosa sia giusto per me. E dedicarvi il massimo delle mie possibilità senza preoccuparmi troppo del risultato.
Si fa quello che si deve fare.
Certo, potrebbe sembrare un’affermazione discutibile o quanto meno contestabile, soprattutto quando non sei responsabile solo per te stesso ma anche per le persone che ami.
Ma se ci pensate, il meglio che possiamo offrire alle persone che ci amano, che amiamo e che magari dipendono da noi, è essere noi stessi. E agire di conseguenza.
Se non sappiamo chi siamo, abbiamo il dovere di fare il nostro meglio per diradare la nebbia che rende confusa questa consapevolezza.
Inseguendo i vostri interessi e le vostre passioni, permettete a voi stessi di completarvi in questa esperienza. Che è il motivo per il quale avete deciso di viverla.

