Cristiano? Sì, proprio “Cristiano”. Ma come fa un taoista doc a portare serenamente un nome che evoca il figlio di Dio? Una contraddizione, un paradosso bello e buono. Ma dimentichiamo per un attimo l’etimologia latina e affidiamoci alla sua radice greca – Χριστιανός, unto. Scopriremo allora che “cristiano” era un titolo che veniva conferito a re, sacerdoti e profeti dell’antico Medio Oriente. Consacrazione che esigeva, per l’appunto, il rito dell’unzione a base di oli aromatici. Ecco, allora, che la scelta del nome non poteva essere più profetica. Perché? La ragione ce la racconta Palazzini stesso nel suo libro fresco di stampa, Il viaggio eterno della coscienza, il cammino di un giovane saggio che è diventato maestro e Maestro. E che per la prima volta si lascia conoscere anche dai suoi più devoti studenti. Un’occasione rara per entrare nella sua vita, certo, con discrezione, mentre si racconta in leggerezza come si conviene a un taoista di antico rigore. Un battitore libero che ha avuto il coraggio di restare tale.
Puro e semplice Tao
Cristiano non prevede che le sue lezioni siano profanate da odori, suoni, colori, incensi, raffigurazioni, mantra, ricorrenze da festeggiare, danze, preghiere, cerimonie ancestrali o sciamaniche. E, per carità, niente divise. Niente di ipnotico, nulla che ricordi i panorami della Cina dei documentari d’epoca. Si tratta di puro e semplice Tao. Tao che si esprime nell’arco di una comunicazione silenziosa, intrisa di una profonda connessione, nella consapevolezza e nella certezza che esiste un profondo legame che unisce lui, il Maestro, ai suoi allievi. Indissolubile, sì, ma in una metamorfosi reciproca e continua. Le sue sessioni vanno praticate con attenzione, per lasciarsi penetrare da una delle “chicche” a cui accenna con apparente inaccuratezza ma che, se accolta e coccolata durante la meditazione, porterà a cambiamenti radicali.
Pratiche quotidiane
Mentre i pensieri si dissolvono, non ti fai domande, non ti chiedi perché sei qui, cosa sei venuto a fare in questo mondo, perché la tua vita è miserevole, cosa vorresti fare da grande. In cambio di questo silenzio interiore e proprio grazie a questo, ricevi però risposte che mai immagineresti di avere e che vanno ascoltate e messe in pratica nella vita quotidiana. Dolori, anche fisici, che compaiono per la prima volta e altri che riemergono, costanti, a ogni meditazione, vanno accettati, interrogati, compresi, carezzati, amati; e poi solitudine e malinconia, ma anche rabbia e senso di abbandono che vanno lasciati emergere. È questo che fa la differenza. Scrive Vittorio Tondelli, uno dei maggiori portavoce della nostra letteratura contemporanea, ahimè scomparso: «Dentro le persone esistono luoghi che nessuno può immaginarsi di raggiungere. Non sai se di disperazione o di vita. Forse sono la stessa cosa sovrapposte».
Il trio della millenaria tradizione cinese
A tal proposito, l’idea di Palazzini è che la meditazione sia, come scrive, «una delle tante tecniche che possiamo utilizzare per ristabilire un dialogo più profondo con noi stessi e stimolare dunque, nel contempo, un migliore utilizzo o una riscoperta dei nostri sensi interiori. Le pratiche taoiste si prefiggono di coltivare il corpo, l’energia e la mente. Un trio inseparabile che la millenaria tradizione cinese ha sempre ritenuto di dover considerare inscindibile, nulla a che vedere con una sessione di aerobica, una corsa in bicicletta o una nuotata in piscina». E così, «i sensi interiori non rimangono invischiati in questo equivoco di un tempo che scorre, ma utilizzano altre frequenze per permetterci un diverso tipo di percezione, per farci riconoscere la nostra identità pluridimensionale e osservare altre realtà e dimensioni». Anche perché «il cammino della vita è senza dubbio un’avventura straordinaria. Percorrerlo con maggiore consapevolezza è sicuramente vantaggioso sia per noi che per l’intera umanità».
Parole che non vanno gettate al vento né abbandonate nel dimenticatoio. Le perle degli insegnamenti vanno digerite e sedimentate, perché sono solo un primo passo verso un processo energetico-spiritual-metabolico molto importante. Ergo: prestiamo attenzione e non lasciamoci sfuggire nulla.
L’aura che affiora nella vita
Insomma, il taoismo non è aderire a tutto, come predica una delle tante religioni che l’Uomo si è inventato, ma è semplicemente “essere”, esistere. Bando perciò alle gonnellone a fiori, ma anche alle barbe da guru – i saggi cinesi non se ne farebbero mai un vanto anche perché i loro peli, per natura, sono meno densi e corposi di quelli degli uomini occidentali. Sarà chi ci circonda, chi ci incontra per la strada o al supermercato ad accorgersi della nostra aura, catturato dal sorriso coraggioso e coinvolgente, spontaneo, onesto e spensierato stampato sulle nostre labbra. È lì che affiora e si concentra la nostra vera natura, è lì che affiora il Tao, l’essenza dell’Universo, la forza che tiene insieme le Diecimila Cose. Anche questo, un grande mistero.
Patrizia PK Sanvitale

